Già nel 1840 una guida su cosa visitare a Torino così descriveva la bellissima Villa della Regina: “Poco distante dal Monte dei Cappuccini siede la Vigna della Regina. Una bella strada, ombrata da pioppi, vi conduce direttamente dal Po con dolce salita. L’adornano orti e boschi a forma di anfiteatro con fontane e sontuosi ornamenti d’architettura“. Non ci sorprende, quindi, se ancora oggi questo elegante edificio barocco attira turisti da tutto il mondo che, in cerca di cose da vedere a Torino, non possono proprio fare a meno di dedicare qualche ora alla scoperta di questa sontuosa residenza della famiglia Savoia.
Ecco tutto quello che dovete sapere per organizzare al meglio la vostra visita a Villa della Regina, Torino e tutte le sue attrazioni più famose.
In cima a una collina che domina dall’alto la città di Torino, maestosa e calma come una vecchia e nobile signora, si erge la Villa della Regina. Benché prenda il nome dalle numerose regine e nobili, sabaude e non, che vi hanno soggiornato, l’edificio fu costruito per volontà del cardinale e principe d’Oneglia, Maurizio di Savoia, il quale rinunciò alla carriera cardinalizia e, per suggellare il matrimonio, dedicò la villa alla moglie, la nipote tredicenne Ludovica di Savoia. Infatti, inizialmente la residenza era conosciuta con il nome di Villa Ludovica. Con i suoi placidi vigneti e raffinati giardini doveva essere una residenza degna di un principe, quindi il progetto fu affidato, nel 1615, allo stessa mente dietro il Palazzo Reale di Torino, Ascanio Vignozzi. Purtroppo, egli morì lo stesso anno e il progetto passò nelle mani di Carlo di Castellamonte e suo figlio Amedeo.
La villa ben prestò si trasformò in un ritrovo di scienziati e intellettuali, che qui si riunivano per discutere di temi filosofici, letterari, scientifici e matematici.
Ecco un video interessante per fare una sorta di visita virtuale guidata della Villa Regina di Torino
Nel 1657 Maurizio di Savoia morì e Ludovica prese le redine della gestione della residenza, ampliando fabbricati e giardini e dando nuova vita agli arredi e ai decori. Alla sua morte, nel 1692, dal momento che l’unione tra i due non aveva generato eredi, la proprietà passò ad Anna d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II di Savoia.
Un’altra donna, quindi, a capo della gestione di un’importante residenza nobile, di cui si prese cura al meglio. Anna d’Orleans incaricò i migliori architetti, progettisti e artisti dell’epoca per rinnovare, migliorare e arricchire, interni, esterni e giardini della villa secondo il gusto dell’epoca.
A partire dal 1869, con la donazione dal re Vittorio Emanuele II, non fu più annoverata tra le proprietà sabaude, ma diventò sede dell’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali, un ente dedicato, appunto, alle figlie dei militari, spesso rimaste orfane durante le Guerre di indipendenza. Successivamente, ospitò aule scolastiche di diversi corsi, scuole e accademie, fino a subire ingenti danni durante i bombardamenti nella Seconda Guerra Mondiale. Da questo momento in poi, la Villa della Regina a Torino andò incontro a uno stato di totale degrado e abbandono. Solo nel 1994 la Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte ha messo in campo imponenti lavori di recupero che hanno portato alla riapertura nel 2007. L’anno successivo è tornata attiva anche la vigna, che ora produce vino DOC, miele e altre prelibatezze acquistabili in loco.
Costruita sulla sommità della collina come le antiche ville romane, la Villa della Regina a Torino è un esempio di architettura barocca, arricchita dai tipici giardini all’italiana e da una vigna. Percorrendo il viale di accesso si arriva a una piazza ellittica molto scenografica, il Gran Rondeau. Impossibile non fermarsi ad osservare la fontana centrale, di 20 metri di diametro, e le 12 statue di altrettante divinità fluviali rivolte verso Nettuno, il Dio dei Mari. Continuando il percorso verso l’alto, incontriamo la Vasca della Sirena. Già salendo le imponenti scalinate è impossibile non viaggiare con l’immaginazione nella vita di una nobildonna o nobiluomo del XVII secolo, ma il vero pezzo forte sono gli interni e i giardini retrostanti la struttura.
Per quanto riguarda i primi, degno di nota il suggestivo Salone centrale, vero cuore della villa. Le finte architetture dipinte sulle pareti, progettate da Filippo Juvarra e realizzate da Giuseppe Dallamano, danno l’illusione ottica dello spazio, mentre gli affreschi raccontano episodi della mitologia greca (la Morte di Adone, Apollo e Dafne). Al di sopra del salone si staglia la Tribuna, una romantica balconata con una ringhiera in ferro battuto. Ma attenzione: la stessa illusione ottica utilizzata per il Salone è riprodotta sulla Tribuna, rendendo a tratti difficile distinguere il vero dal dipinto. Purtroppo, la maggior parte degli arredi sono stati trasferiti in altre residenze sabaude e al Quirinale, e il piano terra è l’unico aperto al pubblico (il resto dell’edificio ancora risente dei danneggiamenti riportati durante la Seconda Guerra Mondiale).
I giardini si estendono a partire dalle spalle dell’edificio, disposti su tre livelli. Si parte con una vasca più piccola di quella che abbiamo incontrato arrivando. A farle da cornice, un muro semicircolare in cui si possono notare 20 nicchie, di cui la maggior parte occupate da statue in stile classico. Al centro, il muro si apre in una scalinata verso la Grotta del Re Selvaggio. Questa non è nient’altro che un parallelepipedo di marmo diviso in tre parti e decorato al suo interno con specchiature e pietre policrome; al fondo della galleria mediana troneggia la statua del Re Selvaggio, rappresentato dalla statua all’interno della nicchia centrale. Continuando a salire si arriva alla parte più alta della struttura, il Belvedere, e alla Fontana del Mascherone. Da quest’ultima parte la Cascatella della Naiade, che fornisce l’acqua alle altre cascate, zampilli e giochi d’acqua. Proseguendo verso sud, scrutando tra la vegetazione, troverete una costruzione a due piani a forma di pagoda parzialmente nascosta dal bosco, il Padiglione dei Solinghi. Ora non vi resta che continuare la passeggiata all’interno dei giardini, ammirando le vigne e il bosco circostante, come farebbe un vero nobile Seicentesco!
Ora che abbiamo esplorato la storia e l’architettura di questa meravigliosa residenza sabauda, ecco qualche curiosità sulla Villa della Regina, Torino che forse non conoscevate:
Come avrete capito, questa raffinata struttura è veramente un must se cercate cosa visitare a Torino e avete qualche giorno a disposizioni. Che sia nel verde della bella stagione o nel bianco innevato invernale, la Villa resta sempre affascinante. Ecco cosa dice che l’ha già visitata:
La Villa della Regina si trova proprio al di sopra di Piazza Vittorio. Con circa un quarto d’ora, partendo dalla Chiesa della Gran Madre, si può raggiungere a piedi. In alternativa, se vi muovete in auto, vi basterà impostare questo indirizzo sul navigatore:
Via Villa della Regina, 19 Torino
Villa della Regina, Torino: orari apertura
La Villa è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17. Il lunedì è chiusa.
La visita durante il fine settimana e i giorni festivi è obbligatoria. Ci si può rivolgere all’indirizzo email drm-pie.villadellaregina@beniculturali.it o al numero 011 8195035.
Villa della Regina, Torino: biglietto
Per quanto riguarda i biglietti di entrata, la tariffa intera è di 7€, mentre per i ragazzi dai 18 ai 25 si applica quella ridotta di 2€. L’ingresso è gratuito per minorenni, possessori di Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card, disabili con relativi accompagnatori, docenti con relativo certificato (scaricabile dal sito ufficiale della Villa della Regina), studenti delle facoltà di Architettura e Lettere e Filosofia, personale MiBACT, membri ICOM e giornalisti muniti di tessera professionale.
Al momento risulta impossibile pagare con POS, quindi vi consigliamo di portare con voi soldi contanti.
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